Riconoscerli è il primo passo per interrompere il circolo vizioso e
costruire strategie più sane.
Evitare ciò che ci fa paura
L’evitamento è uno dei meccanismi più comuni. Quando qualcosa ci genera
ansia, tendiamo a rimandarlo o a evitarlo del tutto. Nel breve periodo sembra
una soluzione, perché l’ansia cala. Ma nel lungo termine rafforza l’idea che
quella situazione sia pericolosa o ingestibile, aumentando la sensibilità allo
stress.
Isolarsi dagli altri
Quando ci sentiamo sopraffatti, potremmo chiuderci in noi stessi. Il
ritiro sociale dà l’impressione di proteggerci, ma priva del contatto umano che
spesso è una delle risorse più potenti per regolare le emozioni. L’isolamento
può amplificare tristezza, senso di solitudine e pensieri negativi.
Cercare il controllo totale
Molte persone reagiscono al disagio cercando di controllare ogni
dettaglio della propria vita. È una strategia comprensibile, ma il controllo
rigido aumenta la tensione e rende difficile tollerare l’imprevisto. Quando
qualcosa sfugge alle aspettative, i sintomi possono intensificarsi.
Rimuginare senza sosta
Il rimuginio è un pensiero circolare che non porta a soluzioni. Più ci
pensiamo, più ci sentiamo intrappolati. La mente crede di “analizzare”, ma in
realtà sta solo alimentando ansia e confusione. È come camminare in un
labirinto senza uscita.
Minimizzare o ignorare i segnali del corpo
Stanchezza, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione: il corpo
parla, ma spesso lo ignoriamo. Continuare a spingere oltre i propri limiti
peggiora i sintomi psicologici, perché mente e corpo non sono separati.
Ascoltare i segnali fisici è un atto di cura, non di debolezza.
Cercare soluzioni immediate e impulsive
Quando il disagio è forte, si può essere tentati di trovare sollievo
rapido attraverso comportamenti impulsivi: riempire l’agenda, lavorare troppo,
rifugiarsi in abitudini che distraggono ma non risolvono. Queste strategie
danno sollievo momentaneo, ma non affrontano la radice del problema.
Essere eccessivamente severi con se stessi
L’autocritica dura è un acceleratore di sofferenza. Molte persone
credono che “darsi una spinta” significhi giudicarsi, ma la psicologia mostra
che la gentilezza verso se stessi favorisce molto di più il cambiamento. La
durezza, invece, aumenta ansia, senso di inadeguatezza e blocchi emotivi.






