Per molte persone, ogni pasto è accompagnato da un commentatore severo e instancabile: la critica interna. Questa voce giudica ogni boccone, divide le scelte alimentari in “giuste” o “sbagliate” e mette in discussione il tuo valore personale al minimo “sgarro”.
Questo
poliziotto alimentare nasce da anni di messaggi culturali, diete restrittive e
condizionamenti che associano il cibo alla moralità. Per ritrovare la pace
alimentare, non basta cambiare ciò che mangiamo: è fondamentale trasformare il
modo in cui parliamo a noi stessi riguardo al cibo.
1. Riconoscere
il poliziotto alimentare
Il primo passo
per ridurre il potere della critica interna è imparare a identificarla. Questa
voce si manifesta con frasi dure e giudicanti, come:
- non dovresti mangiare questo, non hai forza di
volontà
- hai rovinato tutto, ormai finisci pure il pacchetto
- sei pigra/o. le persone disciplinate non mangiano
queste cose
- se non perdi peso, non sarai mai degna/o di...
Il risultato è
un ciclo emotivo doloroso: ansia prima di mangiare, senso di colpa durante,
vergogna dopo.
2. Come la
critica interna sabota i tuoi progressi
La critica
interna si presenta come un meccanismo di controllo, convinta che la durezza ti
aiuterà a fare meglio. In realtà accade l’opposto:
- aumento dello stress: l’autocritica attiva il
cortisolo, l’ormone dello stress, che può spingerti verso il cibo comfort
per alleviare il disagio emotivo
- ciclo colpa–vergogna–abbuffata: il giudizio genera
colpa, la colpa genera vergogna, e la vergogna spesso porta a usare il
cibo per trovare sollievo
Per
interrompere questo schema, è necessario sostituire la motivazione basata sulla
paura con una motivazione basata sulla cura: l’autocompassione.
3. coltivare
l’autocompassione
L’autocompassione
significa trattarsi con la stessa gentilezza che riserveresti a una persona
cara in difficoltà. Non è indulgenza, ma una forma di forza emotiva.
Strategia 1:
decostruzione cognitiva
Quando il
critico interno si attiva, prova questi tre passaggi:
- nota e nomina: riconosci la voce “ecco il mio
poliziotto alimentare. ti vedo.”
- riconosci l’umanità condivisa “gestire il cibo in
questa cultura è difficile. molte persone faticano come me.”
- riformula con gentilezza da: “hai mangiato troppo,
ora devi punirti” a: “sto affrontando dello stress e ho usato il cibo per
gestirlo. va bene così. cosa posso fare ora per prendermi cura di me in
modo più efficace”
Strategia 2:
attivare la voce del nutritore
Sostituisci il
critico con una voce interna più saggia e compassionevole.
- il critico dice: sei un disastro, non ce la farai
mai il nutritore risponde: sono qui per me stesso/a. un pasto non
definisce il mio valore
- il critico dice: hai rovinato la giornata il
nutritore risponde: tutti facciamo scelte migliorabili. torno alla mia
routine al prossimo pasto
- il critico dice: devi punirti il nutritore
risponde: ho bisogno di cura, non di restrizione. il mio corpo merita
gentilezza
4. Coltivare
la gratitudine verso il corpo
La critica
interna prospera quando siamo disconnessi dal nostro corpo o lo viviamo come un
nemico. La gratitudine, invece, crea un terreno fertile per la gentilezza.
Prova a
ringraziare il tuo corpo per ciò che fa, non per come appare:
- per la digestione, qualunque cosa tu abbia mangiato
- per le gambe che ti portano dove devi andare
- per lo stomaco che ti segnala fame e sazietà, anche
quando i segnali non sono perfetti
Quando inizi a
vedere il corpo come un alleato, il bisogno di punirlo si indebolisce.
Zittire la
critica interna è un passo essenziale per guarire il rapporto con il cibo.
Richiede consapevolezza, pratica e la scelta deliberata della gentilezza. La
forza non sta nella perfezione, ma nella capacità di rialzarsi con compassione
dopo ogni difficoltà.
Per sostenerti
nel percorso, crea un tuo mantra anti-critico: una frase breve, gentile e
potente. Scrivila e mettila sul frigorifero o sulla dispensa. Leggila ogni
volta che senti il critico interno farsi avanti.
