Perché nasce la rivalità
La competizione tra fratelli può derivare da bisogni di attenzione, differenze di temperamento, cambiamenti familiari (nascite, separazioni, trasferimenti) o percezioni di ingiustizia nelle attenzioni e nelle regole. Spesso i litigi nascondono bisogni non espressi come sicurezza, autonomia o riconoscimento del proprio ruolo nella famiglia.
Segnali da osservare
Osservate frequenza e intensità degli scontri: litigi occasionali sono normali, ma aggressività ripetuta, isolamento di uno dei figli, regressioni comportamentali o paure persistenti richiedono attenzione. Valutate anche come i bambini risolvono i conflitti: cercano negoziazione o ricorrono subito alla violenza o alla fuga.
Strategie pratiche per i genitori
Rimanere neutrali e calmare la situazione: intervenite per fermare la violenza, poi separate i bambini per far scendere la tensione prima di parlare del problema.
Dare attenzione individuale: dedicate momenti esclusivi a ciascun figlio per ridurre la competizione per l’attenzione parentale.
Insegnare abilità di risoluzione dei conflitti: modellate e praticate con loro l’ascolto attivo, l’espressione dei sentimenti e la ricerca di soluzioni condivise come turni o scambi.
Stabilire regole chiare e coerenti: regole familiari comprensibili e applicate in modo equo riducono il senso di ingiustizia che alimenta la rivalità.
Favorire momenti di cooperazione: attività condivise con obiettivi comuni (giochi di squadra, piccoli progetti domestici) rinforzano la collaborazione e il legame fraterno.
Evitare paragoni e “classifiche”: confronti espliciti tra figli aumentano gelosia e competizione; valorizzate i punti di forza individuali.
Errori comuni da evitare
Prendere sempre le parti di uno dei figli alimenta risentimento e alleanze. Minimizzare i sentimenti dicendo “non è niente” può far sentire il bambino non ascoltato. Punizioni sproporzionate non insegnano alternative comportamentali. Sovra-proteggere il più debole impedisce l’apprendimento di strategie autonome di gestione dei conflitti.
Quando cercare aiuto professionale
Se i conflitti sono molto frequenti, violenti, accompagnati da sintomi emotivi (ansia, regressione, isolamento) o se la dinamica familiare è complessa (separazioni, traumi, problemi di salute mentale), è opportuno rivolgersi a uno specialista (psicologo dell’età evolutiva o terapeuta familiare) per valutare interventi mirati e supportare i genitori nella ristrutturazione delle dinamiche familiari.
Tre passi concreti per i genitori
Osserva senza giudicare: annota quando e perché avvengono i conflitti per individuare pattern.
Intervieni per insegnare, non per punire: usa i litigi come occasioni didattiche per mostrare alternative.
Riserva tempo esclusivo a ciascun figlio ogni settimana per ridurre la competizione per l’attenzione.
Con pazienza, coerenza e strategie mirate, la rivalità tra fratelli può trasformarsi in uno spazio di crescita relazionale e nello sviluppo di competenze sociali fondamentali per la vita.
.webp)
Nessun commento:
Posta un commento